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Moretta

Come preparare la Moretta:

  1. Due cucchiaini di zucchero
  2. Pari quantità di preparato per Moretta
  3. Scorezetta di limone tagliata sopra il bicchierino
  4. Scaldare e sciogliere lo zucchero con il vapore
  5. Addizionare caffè espresso, facendolo scivolare sulla parete del bicchierino
  6. .... la Moretta è pronta

Quando si entra in uno dei numerosi ed eleganti bar di Fano, magari alla ricerca di un po’ di ristoro è inevitabile incontrare la popolare bevanda: la Moretta.
Molto spesso è la sua inebriante fragranza a precederla all’ingresso di un caffè e chi non la conosce s’incuriosisce tanto da non mancare di provarla.
Così ci si vedrà servire dentro un bicchierino di vetro liscio, quelli da osteria, una bevanda fumante a tre strati ben distinti: il giallo oro dei liquori, il nero caffè e una densa schiumetta marroncina, il tutto accentato da una sottile scorza di limone.
L’aroma suadente invita all’assaggio che si rivela…un vero trionfo di sapore!
Intensità, fragranza, profondità dati dall’incontro di rum, anice e cognac con zucchero, caffè espresso e limone.
Il berla diventa momento rituale, come se si stesse consumando una pozione magica o una mistura di alta alchimia che porta come sé la consapevolezza di un’identità cittadina e il velo di mistero sulle proprie origini.
Origini davvero controverse che rendono ancora più intrigante la Moretta di Fano tanto che a contendersi la paternità della bevanda sono“cento padri”; tra chi documenta sia nata nel centro storico di Fano e chi fa derivare la ricetta della bevanda direttamente dalle usanze marinare, quello che realmente si evince è che la Moretta fa parte del concetto stesso di fanesitudine e che come tale porta con sé l’identità della tradizione della città.

Per maggior curiosità e informazioni il libro "Moretta di Fano" è in vendita presso le librerie della città al prezzo di € 8.00.

Gli Amici della Moretta

La Moretta Fanese

info@turismofano.com,
Tel: 0721/887314-617

Vino

I vini delle colline di Fano e della provincia di Pesaro e Urbino sono apprezzati e corteggiati da gourmet di tutto il mondo: le dolci colline che dominano la piana del Metauro sono, infatti, un terreno fertile per la coltivazione di uve pregiate e la gente del posto da secoli ne ricava prodotti di grande qualità.
Le origini della coltura vinicola risalgono al decimo/ottavo secolo avanti Cristo, furono gli Etruschi a dare l'impulso decisivo alla coltivazione della vite, valorizzando con sapienza la potenzialità dei terreni, la mitezza del clima e la varietà di microclimi favoriti dalla ricchezza orografica.
Una passione cresciuta col tempo e capace oggi di dare numerosi e apprezzati vini rientranti nella Denominazione di Origine Controllata.
La provincia di Pesaro e Urbino, in particolare, vanta le seguenti DOC: "Bianchello del Metauro", "Colli Pesaresi Rosso" con sottodenominazione DOC "Focara", "Colli Pesaresi Bianco" con sottodenominazione DOC "Roncaglia" e "Novello dei Colli Pesaresi".
La produzione vinicola non solo della provincia, ma dell'intera regione, negli ultimi anni si è fatta sempre più consapevole del valore e delle possibilità delle proprie uve. Oggi le Marche sono in grado di offrire vini competitivi a livello internazionale, capaci con la loro straordinaria genuinità, di soddisfare i palati più esigenti e raffinati.

Bianchello del Metauro

Riferimenti alle proprietà del Bianchello del Metauro se ne hanno sin da epoca remota, Tacito l'amava e, nella torrida estate del 207 avanti Cristo, questo vino fu protagonista di una curiosa leggenda che narra ancor oggi come l'avanzata di Asdrubale, fratello di Annibale, si fermò proprio perché le truppe Cartaginesi, assetate e sfinite, si lasciarono facilmente sedurre da questo nettare giovane e fresco. Non sappiamo quanto di vero possa esserci in quella per molti è solo una leggenda, ma resta il fatto che questo Bianchello, o Greco di Bianco o Biancame, affascina i migliori intenditori per le sue amabili caratteristiche: ottimo per accompagnare la cucina di mare, delizioso da bersi anche come semplice aperitivo.
Il Bianchello è un vino che esprime al meglio la sua fragranza entro il primo anno e mezzo, reggendo bene anche un moderato invecchiamento (due anni), acquistando in sapidità e maturità. È un vino secco e fresco, leggero di corpo ma fine ed equilibrato.
La doc comprende 18 comuni, tra questi, Cartoceto, Saltara e Serrungarina sono indubbiamente le zone che ospitano le cru migliori.

Sangiovese dei colli pesaresi


Ottenuto da uve sangiovesi, è un vino dal bel colore rosso rubino, quasi granato, dai sentori di vinosità che, con l'invecchiamento, divengono delicati profumi fruttati. Al gusto si presenta secco, quasi fresco di buona sapidità. Il Rosso dei Colli Pesaresi si abbina alla perfezione con paste al ragù, con carni bianche al forno o arrostite. E' ottimo sul "coniglio in porchetta" (nelle Marche si definiscono 'in porchetta' quelle ricette in cui sui usa il finocchietto selvatico), ma si abbina alla perfezione anche sui piatti al tartufo tipici dell'entroterra.
Merita una citazione la sottodenominazione DOC "Focara", dove il disciplinare prevede una eventuale aggiunta di locali uve da pinot nero in percentuale non superiore al 15%.

Vini tipici


Ancor oggi, la preparazione in casa di distillati, digestivi e altre bevande alcoliche è una pratica comunemente diffusa nella provincia di Pesaro e Urbino. La tradizione dei vini dolci, ad esempio, è motivo di orgoglio per i vinificatori delle nostre campagne.
Ricordiamo il "Vino santo", caratteristico di Sant'Angelo in Vado e dei colli vadesi, di Urbino e di Pergola, prodotto da uve selezionate, coltivate in terreni collinosi e assolati.
Ma anche il "Vino cotto" di Cagli, prodotto secondo indicazioni dall'antichissima matrice, e poi il "Visner" o vino di visciole, la cui ricetta, tipica dell'entroterra, nasce dall'incontro della vite con frutta dolce e saporita. Una volta le visciole si facevano macerare col vino per dissetare i contadini nelle campagne, oggi, il visner è divenuto una ricercata prelibatezza dei ristoranti che amano le tradizioni.
Altra apprezzata produzione della provincia è il "Nocino", ottimo digestivo, la cui preparazione segue tradizioni di lunga data: da sapere, infatti, che le noci utilizzate per questo vino, sono quelle che tradizionalmente ogni anno si raccolgono la notte del 24 giugno, festa di San Giovanni e notte delle streghe.

Tartufo

Spostatevi pochi chilometri da Fano, sulla Via Flaminia, e troverete Acqualagna, capitale del tartufo, insieme con Sant'Angelo in Vado e Pergola.
Profumo magico, quello del tartufo, perfino afrodisiaco, in ogni caso pieno di virtù culinarie e ben lo sanno i migliori gourmet che sono disposti a tutto per impossessarsi di quel divino profumo.
Nel nostro territorio sono presenti tutte e nove le specie di tartufo commercializzabili, così che in ogni mese dell'anno si può trovare il prezioso tubero sulla tavola.
Il buongustaio non mancherà, dunque, di segnare sul suo calendario che il tartufo bianco pregiato, che predilige ambienti freschi ed umidi, si raccoglie da ottobre a fine dicembre; il tartufo nero pregiato da dicembre a metà marzo; il tartufo nero d'estate o scorzone da maggio ad agosto; il tartufo nero uncinato, o scorzone invernale, da ottobre a dicembre; il bianchetto o marzuolo presente nei terreni calcarei ed argillosi, ma anche in quelli sabbiosi e salmastri, da gennaio ad aprile. Ogni tipo di tartufo ha la sua tipica espressione culinaria: su crostini, a scaglie su minestre in brodo o asciutte, sciolto su vitello, manzo o suino, grattato e sciolto in creme, il suo inconfondibile sapore ricopre un ruolo unico. Le ricette che vi suggeriamo ve ne forniranno una prova.

Frittata col tartufo


Ingredienti:
70 g. di tartufo nero dolce
4 uova
Olio d'oliva


Come si prepara:
Tagliare a fettine sottili il tartufo nero. In una pentola bassa, di ferro, versare l'olio d'oliva e portarlo in ebollizione. Versare nella pentola le fettine di tartufo e lasciarle soffriggere per pochi secondi. Aggiungere quindi le uova già precedentemente montate e mescolare con cura.
È consigliabile non lasciare che le uova cuociano molto.


Fagiano tartufato


Ingredienti:
1 fagiano
Olive nere
Tartufo
Prosciutto crudo
Burro
Brodo di carne


Come si prepara:
Ponete un fagiano ben frollato e farcito di olive nere e tartufo in una teglia con del burro fuso. Fate rosolare a fuoco lento e aggiungete a più riprese del brodo di carne. A metà cottura avvolgete il fagiano in larghe fette di prosciutto, aggiungendo ancora brodo.
Portate in tavola ancor caldo, quando il brodo sarà evaporato.



Trota al tartufo


Come si prepara:
La trota, pulita e privata di branchie e interiora, viene amalgamata con pangrattato, prezzemolo ed aglio tritati, sale, pepe ed olio d'oliva. Prima di cuocere le trote sulla brace, si riempie la pancia del pesce con il condimento e fette di buon tartufo.

Crostini al tartufo


Come si preparano:
Abbrustolite sulla graticola delle fette di pane casereccio. Fate sciogliere in un tegamino il burro, aggiungendo brodo di carne, limone spremuto e abbondante parmigiano grattugiato. Evitando di far bollire, cuocete l'impasto aggiungendo il tartufo tagliato a fettine sottili. Dopo appena 15 -20 secondi togliete il tegame dal fuoco e versate la salsa ancora ben calda sul pane abbrustolito. Questo preparato è ottimo anche sulle cotolette fritte.

Tagliatelle al burro e tartufo


Come si preparano:
Una ricetta semplicissima e ricca di sapore: le tagliatelle scolate al dente vanno condite con del buon burro e al momento di essere servite saranno coperte da sottilissime fette di tartufo, nero o bianco.

Olio di Cartoceto

Con il passare degli anni, il tempo e la storia hanno confermato la particolare predisposizione delle colline dell'immediato entroterra fanese alla coltura degli olivi. L'elevato numero dei frantoi ancora presenti nella zona, richiama tradizioni d'antico sapore.
Le prime testimonianze ufficiali della produzione di olio in queste zone, risalgono all'epoca dello Stato Pontificio, quando le colline dell'entroterra erano tra le più conosciute anche dal Clero. Allora il possesso degli uliveti era indice della gerarchia di potere tra le famiglie: l'olio era la misura del benessere e il prodotto di riferimento per l'economia del borgo. E il frantoio era non solo il luogo in cui le olive si trasformavano in olio, ma un vero e proprio luogo di incontro per lo svolgersi della vita sociale: qui si scambiavano opinioni, si parlava di potere, si concludevano affari.
A Cartoceto l'olivo è sempre stato l'elemento caratterizzante di tutto il paesaggio e i frantoi ancora attivi, hanno fatto della produzione di eccellente olio d'extra vergine d'oliva, motivo di vanto a livello internazionale.
Le qualità di un buon olio d'oliva sono ben note: protegge neutralizzando i radicali liberi, bilancia i valori da un punto di vista nutrizionale, resiste più di altri oli alla temperatura di frittura, aiuta la digestione, promuove l'assorbimento del calcio e molte altre ancora. L'olio di Cartoceto ha dimostrato di possedere tutte le qualità solitamente riconosciute all'olio extra vergine, il suo sapore inconfondibile rende irresistibilmente appetitosa anche una semplice fetta di pane tostato.

Bruschette all'olio d'oliva

 

Abbrustolite leggermente varie fette di pane integrale su entrambi i lati,

strofinatele con uno spicchio d'aglio, condite le con qualche goccia d'olio extravergine d'oliva e un pizzico di sale.

È un piatto semplice, perfetto come antipasto per una cena rustica,

e si consiglia di consumarlo bello caldo.

Stoccafisso del frantoio

 

Stoccafisso cotto al forno con olio d'oliva fresco, appena spremuto

 

Tagliate lo stoccafisso a pezzettini, metteteli in una ciotola e aggiungete sale, pepe, peperoncino, prezzemolo e aglio finemente tritato. Aggiungete olio d'oliva e mescolate bene. Pelate e tagliate le patate e mettetele in un'

altra ciotola, aggiungendo sale, pepe, prezzemolo e aglio tritato. Aggiungete olio d'oliva e mescolate bene. Tagliate a metà i pomodori, copriteli con un misto di pan grattato, prezzemolo, aglio, sale e pepe e conditeli con olio d'oliva. Prendete una padella con un coperchio sufficientemente largo e foderatela con della carta da forno, dopodiché create strati alternati di stoccafisso e patate e un ultimo strato di pomodori. Aggiungete olio d'oliva, vino bianco e acqua fino a coprire l'ultimo strato di patate. Cuocete in forno, assicurandovi che la padella rimanga ben chiusa.

Tempo di cottura: circa due ore

 

Formaggio

Un soggiorno a Fano permette non solo di scoprire le preziose qualità della cucina marinara, ma anche di avventurarsi in piacevoli escursioni nell'immediato entroterra, per scoprire i migliori prodotti della gastronomia rurale. Fra le molte specialità, un posto di rilievo lo meritano certo i formaggi, e fra questi non c'è dubbio che la palma spetti al celebre Formaggio di fossa, dal colore dorato, capace di inebriare l'aria di profumi forti e duraturi, concepiti segretamente in suggestivi sotterranei di tufo.
Lo si trova a Talamello, in Val Marecchia, ma anche a Cartoceto, a pochi chilometri da Fano.
Le famose "fosse" tufacee sono foderate di paglia e chiuse da un coperchio di legno sigillato con pasta di gesso. Accolgono nella loro oscurità il formaggio che stagiona per mesi avvolto in sacchi di canapa. Al suo "risveglio" -e l'apertura delle fosse è un rito cui vale davvero la pena assistere- come per un meraviglioso incantesimo culinario, il formaggio regala autentiche emozioni abbinato a diverse pietanze, dalle minestre ai dessert.
Da citare anche la Casciotta di Urbino, prodotta dal 1500 (ne era goloso perfino Michelangelo) e fatta con latte ovino e vaccino munto da razze sarde e appenniniche. Dal 1996 ha ottenuto il marchio D.O.P. dell'Unione Europea.
Il pecorino è formaggio di grande "adattabilità" e si conserva in cento modi diversi.
Nelle campagne il turista troverà il prelibato Pecorino con le vinacce (avanzi del mosto d'uva) che ha origini davvero curiose: è nato per caso intorno alla metà del secolo scorso, "grazie" a un colpo messo a segno dalla famigerata banda di briganti di Terenzio Grossi che nascose un carico di pecorini rubati in mezzo alle vinacce.
Il Pecorino di botte è tipico di Fano: la sua maturazione avviene in botti e tini, rigorosamente di rovere, che devono avere contenuto vino e conservarne ancora il profumo. Ricoperte di particolari tipi di foglie, il pecorino di botte ha un sapore inconfondibile, delicato e gradevole.

Pesce

Fano, Torrette, Marotta: questi luoghi racchiudono in circa venti chilometri di costa i segreti e i profumi del mare e hanno sviluppato nel tempo una ricca cultura culinaria fatta di prodotti ittici trasformati, dalle mani sapienti di cuochi e semplici buongustai, in veri capolavori dell'arte della buona tavola.
Il mare Adriatico è uno dei più ricchi di pesce, di storia e di cultura e i marinai che ne hanno solcato le acque hanno saputo far tesoro delle opportunità nascoste nei suoi fondali. Non è un caso che il pesce sia l'elemento dominante nelle tradizioni gastronomiche della provincia e che centinaia di ristoranti ne ripropongano le infinite possibilità di degustazione. Brodetti alla marinara, frutti di mare succulenti (vongole e mitili soprattutto, ma anche lumachine e 'garagoi'), seppie e trufelli, merluzzi e sgombri, sogliole adriatiche e cannocchie, pesce in padella, alla griglia, al cartoccio, in crosta e persino al sale: sono tante le specialità marinare, tutte da accompagnare con il gentile ma deciso vino Bianchello del Metauro.
Se il pesce è la vostra passione, Fano e la riviera Adriatica sapranno come accontentarvi, se non vi siete ancora abbandonati ai piaceri del mare, preparatevi ad un emozionante incontro con la massima esaltazione del gusto.

Brodetto alla fanese

Come si prepara:

Il pesce (1 mazzola, 1 testa di rospo, 1 ragno paganico, 2 sogliole, 1 rombetto, 1 baraccola, 1 coda di rospo, 1 suasa e 1 boccaincava; dopo la pulizia deve pesare circa 1 chilo e 800 grammi) deve essere privato delle teste, lavato e ben pulito. In un recipiente si fanno rosolare olio d'oliva e una cipolla tritata; si versa poi il contenuto di una tazza in cui si sia fatta sciogliere poca conserva, sale e pepe in tre bicchieri d'acqua e mezzo bicchiere d'aceto. Si fa bollire finché acqua e aceto non si sono ritirati, si versano quindi le teste ed il pesce, iniziando dal più duro (le mazzole) e si fa bollire fino a cottura.

Frittata di alici

Ingredienti:
500 g. di alici fresche
Limone
Sale
Pepe
Olio
Uova
Parmigiano
Origano, Aglio, Prezzemolo
 

Come si prepara:

Mettete le alici già private di testa e coda in un tegame e passatele in forno caldo per circa un quarto d'ora. Conditele con aglio, limone, sale e pepe, fatele raffreddare e poi spinatele. A parte sbattete le uova con sale, pepe, parmigiano grattato, origano, aglio e prezzemolo (tritare finemente questi ultimi due ingredienti). Unite le alici e il composto ottenuto in una padella contenente olio caldo. Cuocete la frittata, quindi passatela in forno per circa dieci minuti, girandola a metà cottura. Servite la frittata ancora calda.
(Variante: aspettare che la frittata si raffreddi quindi servirla sul pane in bruschetta).

'Rustita' di pesce

Ingredienti:
Pesce fresco a piacere
Pan grattato (due etti per ogni chilo di pesce pulito)
Sale
Pepe
Olio
Prezzemolo
Aglio
Limone
arancio

Come si prepara:

Pulire accuratamente il pesce, privandolo delle interiora e lavandolo in abbondante acqua salata. Asciugarlo con un panno da cucina. A parte, preparare in un tegame un condimento di pangrattato, sale, pepe, prezzemolo e aglio (avendo cura di tritare finemente questi ultimi due ingredienti). Amalgamare il pesce e il condimento facendoli "saltare" senza fuoco in un tegame. Quando sarà rimasta circa metà condimento, aggiungere un filo continuo di olio d'oliva e continuare a far "saltare" il pesce nella stessa maniera, terminando di versare il resto del condimento insieme all'olio. Il pesce così condito, è pronto per essere chiuso tra due graticole, ben unte in precedenza. Per ottenere una cottura uniforme, girare frequentemente le graticole sulla brace. La "rustita" si serve a tavola accompagnata da spicchi di limone.

Spaghetti del marinaio

Come si preparano:

Pulite, togliete le lische e tagliate a piccoli pezzi 250 grammi di alici. A parte, pulite e fate aprire in un tegame a fuoco medio 250 grammi di cozze che poi triterete finemente, recuperando a parte la loro acqua di cottura. In un tegame con buon olio d'oliva, fate appassire una cipolla tritata, aglio, prezzemolo, due alici conservate sotto sale, capperi ed un po' di peperoncino tritato. Fate fondere piano le alici, aggiungete le alici fresche fatte a pezzettini, le cozze con la loro acqua filtrata e fate rosolare. Versate un bicchiere di vino Bianchello e sale, poi lasciate evaporare. Fate saltare nel sugo gli spaghetti scolati al dente e servite.